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domenica 23 giugno 2024

Alessandra Valeri Manera | “La vita è una magia tra sogno e realtà. E con la fantasia, più bella diverrà”

Alessandra Valeri Manera è stata una paroliera e autrice televisiva italiana.
Figlia dell’industriale Mario Valeri Manera (figura centrale dell'economia e della mondanità veneziana, presidente degli industriali veneziani, vice-presidente di Confindustria, consigliere della SADE, la Società Adriatica di Elettricità che costruì la Diga del Vajont), e Maria Vittoria Gaggia, (discendente da una delle famiglie più ricche di Venezia proprietaria, fra gli altri, con Vittorio Cini e Giovanni Volpi della SADE), ebbe due fratelli: Roberta e Giovanni.
Responsabile della programmazione per ragazzi delle reti del Gruppo Mediaset dal 1980 al 2001, fu autrice di centinaia di testi per sigle di cartoni animati e canzoni per bambini,  curatrice di vari programmi come i famosi contenitori Bim Bum Bam e Ciao Ciao, co-ideatrice e produttrice dei telefilm con protagonista Cristina D'Avena, da lei scoperta e valorizzata. Fu la paroliera di quasi tutte le sue canzoni. Numerosi i compositori con cui collaborò, come Augusto e Giordano Bruno Martelli, Detto Mariano, Gianfranco Intra, Alberto Baldan Bembo, Piero Cassano, Ninni Carucci, Massimiliano Pani, Enzo Draghi, Chicco Santulli, Gino De Stefani, Paolo Marino, Fabrizio Baldoni, Mario Pagano, Silvio Amato, Valeriano Chiaravalle, Vince Tempera, Franco Fasano, Max Longhi, Giorgio Vanni, Cristiano Macrì, Danilo Aielli, Maurizio Perfetto e Antonio Galbiati. In una intervista dichiarò: “Credo di avere avuto la più grande fortuna che uno possa avere... Per magia mi sono trovata seduta ad una scrivania come responsabile della fascia ragazzi di Mediaset”.it.wikipedia.org
  • 1982 -  Cristina D'Avena – Canzone Dei Puffi
  • Written-By – Valeri Manera Alessandra*, Dan Lackman*, Victor Szell
  • Cristina D'Avena – Georgie
  • Orchestra – Alberto Baldan* (tracks: B)
  • Written-By – A. Baldan*, A. Valeri Manera*, Vlaber*
  • Cristina D'Avena – Mila E Shiro Due Cuori Nella Pallavolo - 1986
  • Written-By  A. Valeri Manera*
  • Cristina D'Avena – Alvin Rock 'N Roll - 1990
  • Written-By – A. Valeri Manera*, N. Carucci*

lunedì 3 giugno 2024

#Tratti e #Ritratti | #AlFemminile - Carmen Llera Moravia

Carmen Llera, nota con il nome di Carmen Llera Moravia, è una scrittrice spagnola naturalizzata italiana. È stata moglie di Alberto Moravia dal 1986 al 1990. «Se domani non mi uscisse più una riga, ma avessi imparato a vivere, Dio!, è un cambio che farei immediatamente.» (Carmen Llera Moravia, Intervista in occasione del suo quinto romanzo, Sette: settimanale del Corriere della Sera, giugno 1996)

Nel 2000 ha fatto pubblicare le lettere e i biglietti amorosi scritti per lei da Moravia con il titolo Finalmente ti scrivo, poi distrutti per sua stessa ammissione. A sua cura, ha pubblicato nel 2008 una poesia inedita dello scrittore in francese. La sua lettera al Corriere della Sera del 22 agosto 2013 ha riaperto ancora una volta il drammatico tema della difficile ricostruzione del dopo terremoto dell'Aquila: "lo spettacolo è desolante, ponteggi dentro e fuori sorreggono gli edifici, gru, cani randagi, silenzio, saracinesche abbassate, una città fantasma che ricorda Beirut bombardata, Aleppo, Guernica".

"Rimango autore Bompiani, così anche l'opera omnia di Alberto Moravia": con queste parole Carmen Llera ha categoricamente risposto in un'altra lettera aperta, inviata sempre al Corriere della Sera, non intendendo aderire alla nascita della nuova casa editrice finanziata dagli scrittori nel 2015, La nave di Teseo, voluta da Umberto Eco e portata avanti da Elisabetta Sgarbi, in disapprovazione della presa di posizione "per incompatibilità antropologica" del gruppo di scrittori nei confronti del potere editoriale della fusione di Mondazzoli (Mondadori e Rizzoli). Tuttavia, nel 2016 è stato pubblicato un suo racconto (Lola e i tennisti) per la raccolta Smash: 15 racconti di tennis, edito dalla Nave di Teseo it.wikipedia.org

Carmen Llera racconta Moravia Un anno fa aveva dichiarato che Amori incompiuti, il suo racconto di cinque storie sentimentali più o meno autobiografiche, sarebbe stato l' ultimo. L' idea di sette libri nella vita le piaceva, era un bel numero. Ora però Carmen Llera annuncia un nuovo volume, probabilmente scottante. Se fino ad adesso infatti aveva mantenuto un certo riserbo sul suo rapporto con Alberto Moravia, nel racconto-verità che oggi come oggi ha come titolo provvisorio Finalmente ti scrivo, la scrittrice rompe il silenzio. Si annunciano così centodieci pagine, che sarà la casa editrice Bompiani a pubblicare, con molto sesso, incontri, fughe, dichiarazioni, liti, tradimenti, amicizie: perno della narrazione, il matrimonio con Moravia. Il libro dovrebbe uscire il 26 settembre, a dieci anni dalla scomparsa dello scrittore romano, e conterrà innanzitutto lettere, biglietti, messaggi, le parole scritte che Moravia ha consegnato alla giovane moglie nei quasi dieci anni del loro rapporto. Secondo il racconto di Carmen Llera si tratta di pagine d' amore, lettere che fanno ridere, piangere, dolci oppure disperate, piene di energia o melanconiche, intelligenti. "Finalmente ti scrivo," inizia quello che Carmen Llera definisce il suo romanzo autobiografico, "un martedì qualsiasi di fine secolo, non chiedermi perché ho aspettato tanto". In effetti, forse, tutti si immaginavano che i dialoghi e i messaggi privati di quella coppia, che fece tanto scalpore per la grande differenza di età tra Moravia e Llera, uscissero prima. O forse si auguravano che rimanessero, garbatamente, un ricordo segreto. la Repubblica.it > 2000 > 09 > 10 >
"Complice. Coincidevamo in molte cose, anche nel gusto e nella lettura. Io ero giovane e consideravo tutto questo naturale. Non cercavo certo il padre, né lui voleva esserlo. E non sentivo la differenza di età". Lui però l'avvertiva, e ne era anche spaventato. "Solo a volte. Negli ultimi anni appariva molto irritato dal decadimento fisico. Una volta in Irlanda rifiutò sdegnosamente la sedia a rotelle messa a disposizione in aeroporto. "Mai", mi disse con durezza. "Ma sei ridicolo", gli dicevo. "Da sempre hai problemi con la gamba". Il decadimento vero è quello intellettuale ".

Però la dimensione corporale è stata molto presente nel vostro rapporto, fin dall'inizio.
"Sì, erano passate poco più di quarantotto ore dal nostro primo incontro a Sabaudia. Accadde nella sua casa sul Lungotevere: sul divano bianco mi afferrò con le sue mani grandi, forti. Ero andata da lui per discutere di cinema e letteratura. Di Alberto mi piaceva tutto: il fisico asciutto, le folta sopracciglia bianche, il grande naso ricurvo". Lui però temeva di perdere questa sua fisicità prorompente. "Io ho 75 anni e faccio l'amore come quando ne avevo 40 anni ma non è affatto detto che tra quattro o cinque sarà così".
"Viveva tutto con straordinaria lucidità, ma io ero troppo giovane per capire. Ora a sessant'anni capisco le sue ansie sul tempo che passa".

  • Finalmente ti scrivo di Carmen Llera Moravia
  • Bompiani, 2019
In un giorno qualsiasi davanti a un centinaio di lettere di Alberto Moravia sparpagliate sul letto, imparate "quasi a memoria", ecco che, come scaturendo da una lenta e sotterranea maturazione, scatta nell’autrice di questo libro l’impulso a rispondere, a fare i conti con il passato. «Breve e intenso dialogo a distanza con suo marito Alberto Moravia, attraverso le lettere che il celebre scrittore scomparso nel 1990 le scriveva in ogni occasione» - Alberto Riva, Il Venerdì Da una parte un "anziano romanziere", la sua fragilità, la sua travolgente passione e il suo timore di essere escluso dalla vitalità della compagna. Dall’altra, una donna "scomoda", che ha esplorato dentro di sé e nei suoi riguardi con gli altri la struggente malinconia del vivere ma anche l’impulso prepotente ad accogliere ogni possibilità vitale. Dal caleidoscopio di incontri, fughe, conversazioni, sesso, amicizie, tradimenti, narrati sempre con una leggerezza in punta di penna, emerge alla fine una singola, emblematica frase di Alberto Moravia: "Nessuno ti amerà mai come me". Carmen Llera, avventurandosi nelle pieghe del suo vissuto e mettendo a nudo se stessa con disarmante franchezza, ci offre una mappa del ricordo che non può condurre altro che a una trepidante domanda, che riassume il senso di una perdita incolmabile: "Dove sei?"

Alessia Castellini - "Il Sentiero delle Formichelle"

Si intitola "Il Sentiero delle Formichelle" ed è il libro che Alessia Castellini ha ambientato in uno dei posti più "nascosti" della Costiera Amalfitana, per farlo, ha chiesto aiuto a una giovane guida ambientale ed escursionistica del territorio, Matteo Giordano, che ha accompagnato l'autrice lungo il sentiero, un'antica pedonale che collega Tramonti alle vicine località di mare, Maiori e Minori. Un tratto di 8 chilometri immerso tra filari di uva, terrazzamenti e antiche mulattiere che, nell'Ottocento, veniva percorso da donne instancabili che trasportavano prodotti tipici del luogo e soprattutto limoni, come laboriose formiche.
Il risultato di quella esperienza tra storia e natura è stato il romanzo che promette di emozionare e che sarà presentato ad Avellino, al Mondadori Book Store, lunedì 3 Giugno alle ore 18.30.
La trama
Costiera Amalfitana, anni Quaranta. Rachele e Nannina attraversano la montagna ogni giorno come laboriose formichelle, trasportando pesanti sporte di limoni fino alla costa di Maiori, là dove il mare si estende a perdifiato. È il destino di tutte le donne di Tramonti. Rachele crede che il mondo abbia delle regole dure e invariabili ed è fiera delle tradizioni del suo paese, mentre Nannina sogna fin da bambina terre lontane dal ripido sentiero che dovranno percorrere per una vita, fino a spezzarsi la schiena e le ginocchia. Diverse sotto ogni aspetto, non possono però pensare di dividersi. Da quando sono venute al mondo, a distanza di una manciata di minuti, non hanno passato un giorno lontane l'una dall'altra. È sulle loro tracce che ottant'anni dopo arrivano in paese due sorelle, Ninfa e Alelì, convinte che questa storia sia solo il frutto della fantasia della loro nonna scrittrice, scomparsa da poco. Scopriranno invece che Rachele e Nannina sono esistite per davvero, e che il sentiero delle formichelle custodisce un segreto che la loro famiglia ha dimenticato per decenni. Ci sono vuoti che ti inghiottono e vuoti che ti abbracciano. Nei primi si precipita, nei secondi si volteggia.
Alessia Castellini, con una grazia di scrittura unica, si immerge in un mondo antico e suggestivo, popolato di donne instancabili, e racconta una profonda e commovente storia di sorellanza che insegna come i legami, di sangue e di terra, siano indissolubili anche quando paiono fiori recisi, senza più forza e radici.È nata a Palermo e ha trentun anni. Ha un dottorato di ricerca in fisica teorica ed è coautrice di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali. Viaggia e scatta fotografie con la sua reflex, sempre alla ricerca di storie da raccontare.

giovedì 23 maggio 2024

#Tratti e #Ritratti | #AlFemminile - Marie Gillain

Marie Blanche Françoise Emilie Gillain è un'attrice belga, attiva in campo cinematografico, televisivo e teatrale.

Dopo un provino - non andato a buon fine - per L'amante di Jean-Jacques Annaud, esordisce al cinema nel 1991 nel film Mio padre, che eroe!, dove interpreta la figlia di Gérard Depardieu. Nel 1995 è la protagonista del film vincitore dell'Orso d'Oro alla Berlinale, L'esca di Bertrand Tavernier

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Tra gli altri film si segnalano Marie (1994), Il cavaliere di Lagardère (1997) di Philippe de Broca, Harem Suare (1999) di Ferzan Özpetek, L'enfer (2005) e Coco avant Chanel - L'amore prima del mito (2009).

È anche famosa in campo pubblicitario come testimonial dei prodotti Lancôme.

Cinema
  • Mio padre, che eroe! (Mon père, ce héros), regia di Gérard Lauzier (1991)
  • Marie, regia di Marian Handwerker (1994)
  • L'esca (L'Appât), regia di Bertrand Tavernier (1995)
  • Le affinità elettive, regia di Paolo e Vittorio Taviani (1996)
  • Il cavaliere di Lagardère (Le Bossu), regia di Philippe de Broca (1997)
  • La cena, regia di Ettore Scola (1998)
  • Harem Suare, regia di Ferzan Özpetek (1999)
  • Absolument fabuleux, regia di Gabriel Aghion (2001)
  • Laissez-passer, regia di Bertrand Tavernier (2002)
  • Autoreverse (Ni pour ni contre (bien au contraire)), regia di Cédric Klapisch (2003)
  • Il piacere è tutto mio (Tout le plaisir est pour moi), regia di Isabelle Broué (2004)
  • L'enfer, regia di Danis Tanović (2005)
  • Ma vie n'est pas une comédie romantique, regia di Marc Gibaja (2007)
  • Pars vite et reviens tard, regia di Régis Wargnier (2007)
  • Female agents (Femmes de l'ombre), regia di Jean-Paul Salomé (2008)
  • Magique!, regia di Philippe Muyl (2008)
  • Coco avant Chanel - L'amore prima del mito (Coco avant Chanel), regia di Anne Fontaine (2009)
  • Tutti i nostri desideri (Toutes nos envies), regia di Philippe Lioret (2011)
  • Landes, regia di François-Xavier Vives (2013)
  • Valentin Valentin, regia di Pascal Thomas (2015)
  • Vicky e il suo cucciolo (Mystère), regia di Denis Imbert (2022)
L'esca (L'appât) è un film del 1995 diretto da Bertrand Tavernier.
Il film trae spunto dal libro L'appât del 1990, scritto da Morgan Sportès e che si basa - pur utilizzando nomi di fantasia - sulla ricostruzione di due omicidi perpetrati a Parigi nel 1984 dal trio composto da Valérie Subra, Laurent Hattab, Jean-Rémi Sarraud.
Vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino del 1995, il film venne vietato ai minori di 18 anni.
Il film espone, con lucida concisione, l'irresponsabilità incolta in cui vive una parte della gioventù europea degli anni '90, cresciuta nella società dei consumi. Commento del dizionario Morandini che assegna al film tre stelle su cinque di giudizio.[1]


lunedì 20 maggio 2024

#Sguardifemminili | Patrizia Cavalli | 23 maggio 2024, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III.

E’ dedicato alla “poeta” Patrizia Cavalli, l’incontro di Sguardi femminili, la rassegna curata dalla filosofa Esther Basile per la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III.

Patrizia Cavalli una delle più grandi delle più grandi poetesse italiane del secondo Novecento, fu la scrittrice Elsa Morante, a scoprirne negli anni '70 la vocazione poetica ed a battezzarla: «Patrizia, sei una poeta». La Cavalli si distingue per uno stile originale che introduce in poesia il linguaggio del quotidiano comprensibile a tutti, in cui si riconosce ogni ceto sociale. Cavalli è stata tra le voci poetiche del Novecento a dare spazio in poesia al prosastico, alle piccole cose significanti, quelle piccole epifanie che lentamente emergono dai gesti comuni e arricchiscono di senso la parabola della nostra vita. Un gusto del recitativo che emerge con più forza nelle poesie degli ultimi anni.
Giovedì #23maggio 2024, ore 16:30 Introduce #SilviaScipione

sabato 18 maggio 2024

Boscotrecase | Sabato 25 maggio presentazione del libro "Un'altra vita" di Filomena Lamberti.

"Guarda che ti do". Queste le ultime parole che Filomena Lamberti ha sentito pronunciare dall'uomo da cui si voleva separare - il padre dei suoi tre figli - con cui aveva condiviso un matrimonio durato 30 anni e segnato da violenze e maltrattamenti.

Una bottiglia di acido solforico che usavano nella pescheria di famiglia per sturare i lavandini e che ha irrimediabilmente marchiato, corroso, sfregiato Filomena.

Nel volto, sul collo, sulle braccia, sulle spalle.

Dopo l’episodio un lungo calvario fatto di due mesi di ricovero in terapia intensiva e oltre trenta interventi chirurgici.

La brutalità della violenza Filomena Lamberti l'ha vista in faccia, l'ha sentita bruciare sulla sua pelle, un buio calato all'improvviso sulla sua vita, ma in quel buio ha saputo trovare la luce.

E rinascere.

Diventare una donna libera.

Diversa ma finalmente sé stessa

Una testimonianza di coraggio, di forza e di libertà - la sua - che adesso ha deciso di condividere, testimoniando il suo vissuto e la sua battaglia contro la violenza sulle donne attraverso la scioccante testimonianza racchiusa nel suo libro “un’altra vita.

Nel corso della serata, nel salottino letterario di Boscotrecase, tratteremo lo scottante tema della violenza sulle donne sotto il profilo sociale psicologico e legale grazie all’intervento degli esperti in materia

  • Ti Ascolto
  • UN'ALTRA VITA - la violenza sulle donne raccontata a Boscotrecase

venerdì 17 maggio 2024

Alice Munro - Danza delle ombre felici

Una donna accudisce sua madre senza smettere di pensare al desiderio di voler essere altrove. Una figlia in viaggio con il padre cerca di capirne il mistero. La perfezione inattesa di una sonata, eseguita da una bambina, dona un istante di bellezza a una comunità sempre piú chiusa nella propria solitudine. Storie di rapporti sospesi tra grazia e voglia di fuggire; piccole ma immense tragedie e miracoli quotidiani che non salveranno l’umanità, ma forse solo un pomeriggio tetro. È questo l’universo poetico di Alice Munro, distillato già in purezza nel libro che segna l’inizio della sua esplorazione senza sosta tra gli infiniti sentieri dei sentimenti umani.


«Le voci della stanza sono volate via, pensava Mary. Se solo fossero volate via per davvero portandosi appresso il ricordo dei loro piani, se almeno una cosa al mondo potesse essere lasciata in pace». www.einaudi.it

  • 2015
  • Super ET
  • pp. 256
  • € 12,00
  • ISBN 9788806226442
  • Traduzione di Susanna Basso
  • Editore: Einaudi
  • 9788858411506

Quindici narrazioni di una quindicina di pagine ciascuna, una meraviglia al quadrato, per la prima raccolta di racconti di Alice Munro, uscita nel 1968. Nel racconto «Il cowboy della Walker Brothers» è il rapporto tra padre e figlia a dominare i pensieri della bambina, fiera del privilegio di attraversare il territorio con un uomo disposto a portarla con sé, ma deciso a lasciarla sulla soglia del proprio mistero. «Lo studio» incomincia con queste parole: «La soluzione alla mia vita mi venne in mente una sera mentre stiravo una camicia». È la soluzione woolfiana della «stanza tutta per sé», nel cui quieto silenzio si dovrebbe poter rimediare la libertà necessaria alla scrittura. Ma un intruso cortese si intromette in quella solitudine come un pensiero molesto, come il tarlo di un’inadeguatezza e il presagio della futura domanda: «Chi ti credi di essere?» Quasi in risposta, Munro afferma che «La pace di Utrecht» fu «la prima storia che dovevo assolutamente scrivere», lo spartiacque artistico dopo il quale «mi resi conto che alcune cose dovevano essere scritte da me». Ad esempio la fuga, o meglio le molteplici fughe, da un mondo, da una lingua materna, che il morbo di Parkinson ha reso fonte di imbarazzo, dal dovere di esserci in conflitto con il desiderio di andare. Nel racconto, il conflitto si inscrive nelle vite parallele di due sorelle: Maddy, che è rimasta, e Helen, che ha fatto dell’andare via l’inizio di un affrancamento e la condanna a un ritorno inconsumabile.
Alice Munro è stata la più importante autrice canadese contemporanea, "maestra del racconto breve". Nel 2013 ha vinto il PREMIO NOBEL per la Letteratura.È cresciuta a Wingham, Ontario. I suoi racconti, ambientati perlopiù nelle piccole cittadine dell’Ontario sudoccidentale, mescolano osservazione precisa della realtà sociale e introspezione psicologica, e si caratterizzano per la raffinatezza formale. Temi prediletti sono i problemi delle ragazze durante l’adolescenza, il loro rapporto con la famiglia e con l’ambiente circostante, il matrimonio, il divorzio, la vecchiaia, la solitudine. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti e un romanzo. Fra i molti premi letterari ricevuti, per tre volte il Governor General's Literary Award in Canada,...